1993 - cappella Famiglia Fumagalli al cimitero di Rovagnate

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L'edificio funerario si insedia nell'ala nuova del cimitero di Rovagnate, paese della Brianza prossimo al lago di Lecco ed alle montagne retrostanti, ed é situato in posizione appartata, adiacente al muro di cinta. Tutto nel progetto parla di vita e di continuità piuttosto che di gelo e distacco: dalle forme esterne riecheggianti l'ambiente circostante ai colori delle facciate, discreti ma caldi, che vengono ripresi all'interno, sia pure attraverso la mediazione di materiali diversi, ai collegamenti ideali che uniscono le varie parti dell'insieme ed infine alla partecipazione di ogni elemento architettonico ed arredativo, alla dinamica spirituale che sottilmente prende corpo. La cappella, che si eleva con rapporti semplici e rigorosi, sembra, nella parte alta, nascere da se medesima, col parallelepipedo superiore che emerge dalle sagome seghettate su piani digradanti che rievocano il profilo delle catene collinari e montuose all'intorno, riprese come da uno specchio su ogni lato della costruzione. Il protiro, appena accennato, é arricchito, tuttavia senza opulenza, da quattro colonne stilizzate in rame che si staccano con delicatezza dallo sfondo indifferenziato delle pareti perimetrali, interamente rivestite in intonaco colore grigio-beige, mediante un gioco discreto di luci ed ombre, e che incorniciano una porta d'accesso in vetro sabbiato recante la sagoma di una croce trasparente che, lungi dal formare una barriera, stabilisce un tenue collegamento quasi osmotico fra l'interno e l'esterno. L'impianto architettonico, basato su di una pianta estremamente semplice, si articola in due sezioni sovrapposte e collegate, l'inferiore delle quali, il sepolcro ipogeo, é isolata dal mondo esterno dal filtro costituito dalla cappella superiore posta alla quota del piano campagna, che consente l'accesso non solo sul piano fisico, ma anche su quello spirituale, predisponendo chi vi accede ad un ritmo diverso e ad un'amplificazione generale delle percezioni attraverso la suggestione di un ambiente minuto, ma raccolto e nitido. Questo é protetto, più che racchiuso, da pareti rivestite in serizzo lavorato ad ottenere una superficie scabra che suscita la sensazione di un ambiente naturale fatto di terra e pietra illuminato dall'alto da due piccole aperture, zenitale e laterale, attraverso le quali la luce del giorno, resa calda e morbida dai condotti in rame lucido che raggiungono la volta, pure in rame, scende a permeare lo spazio interno di un'atmosfera non di gelo e tristezza bensì di pace e sereno raccoglimento. In tale disposizione d'animo la presenza dei loculi i cui frontali, dello stesso materiale e finitura delle pareti, delimitano insieme ad esse l'area della cappella, suggerisce l'idea di una partecipazione di chi non é più alle vicende del mondo che filtra purificato attraverso la trasparenza del simbolo sacro ricavato nella luminosa opacità della porta; il piccolo altare posto a lato dell'ingresso nella sua semplicità si pone, oltre che quale simbolo di celebrazione, anche come desco comune ai due piani di esistenza. Ai piedi delle tombe, incassata nel pavimento, una grata in ferro battuto copre l'accesso alla parte più segreta ed "antica" del complesso: la cripta sotterranea, nella quale trovano posto loculi ed ossari che accoglieranno le spoglie dei primi componenti della famiglia, aggiungendo nel tempo sacralità al luogo; il locale, benché più riposto e remoto, é illuminato attraverso il merletto della grata dalla stessa luce che pervade la superiore cappella, sia pure con toni più diafani. Si realizza così una sorta di tenue continuità fra le due regioni della materia e dello spirito unite da un unico immateriale filo conduttore che guida il pensiero lungo il percorso che lega indissolubilmente la morte e la vita.

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